Language: Only italian

Mi dispiace per la lunga assenza, purtroppo sono stata malata per quasi due mesi e anche se non mi sono completamente ripresa, ho deciso di continuare a scrivere ora che ne ho le possibilità.

Ho deciso di ricominciare da dove avevo finito l’ultima volta: l’orsa Daniza. Lo scorso mese purtroppo è avvenuto l’inevitabile e il plantigrade, come ormai sappiamo tutti, è stato abbattuto “per errore”. Non voglio soffermarmi ulteriormente sulla vicenda perché, a parte il triste esito, avevo già espresso nel vecchio post il mio pensiero sulla politica ambientale italiana. Inoltre, ad essere completamente sincera, penso che se ne sia parlato anche troppo e spesso in termini non particolarmente piacevoli.

Pertanto penso sia invece interessante soffermarsi su un altro aspetto di questa vicenda, ovvero il potere e l’influenza che i social network hanno avuto sull’opinione pubblica e sulla diffusione di questa notizia. Credo che la dirigenza del parco non si aspettasse un clamore mediatico tale su facebook e su twitter di quella portata; su quest’ultimo i tag #iostoconDaniza (53.164 tweet ad oggi) e #giustiziaperDaniza (81.513 tweet ad oggi) sono stati molto inflazionati e ancora ora sono utilizzati quotidianamente.

Io mi occupo o ne ho semplicemente l’aspirazione, di story-telling e per questo motivo mi piacerebbe invece evidenziare come il territorio, la regione Trentino, siano stati raccontati attraverso la storia di Daniza e di come un episodio di questo genere abbia cambiato la percezione della regione e chissà, forse influenzato anche la scelta di futuri fruitori del territorio i quali hanno scelto o sceglieranno, un’altra località dove passare le vacanze.

E’ da svariati anni che si discute di come i social network e il loro utilizzo stiano modificando la diffusione delle notizie su internet e penso che il caso di Daniza ne sia stato un esempio ad hoc. Non solo le persone si sono informate e indignate ma, attivamente, hanno proposto anche il boicottaggio della destinazione Trentino e questo mi ha molto colpito.

Come me gli altri che studiano i fenomeni turistici sapranno bene che il Trentino ha fondato buona parte della sua attrattiva turistica proprio sull’ambiente naturale. Se pensiamo alla montagna o a delle vacanze “in natura”, probabilmente penseremo inevitabilmente ai pascoli trentini, alle Dolomiti, ecc. Sono immagini che fanno parte ormai di una cultura condivisa italiana; mi sono chiesta pertanto, se l’amministrazione del parco e la Regione stessa, si siano posti il problema, mentre gestivano la vicenda di Daniza, sulle possibili ripercussioni che la morte dell’orsa avrebbe potuto avere sui flussi turistici. Infatti, uno dei primi slogan diffusosi su internet è stato proprio #boicottiamoilTrentino (20.324 tweet ad oggi).

 

Il boicottaggio in particolare è stato suggerito su due fronti: quello della destinazione turistica vera e propria e quello dei prodotti tipici locali.

Per il primo sono comparsi nelle settimane scorse alcuni articoli fra cui questo: “Adesso Daniza fa tremare turismo trentino e ministro” (di cui purtroppo non ho potuto verificare la fonte esatta del giornale) e questo sul quotidiano Trentino: “E il boicottaggio: si fa già sentire: prime rinunce alla Maratona”, nei quali si evidenziava la perdita di consensi da parte dei potenziali turisti nei confronti del Trentino (anche per eventi sportivi come la maratona che si terrà a Riva del Garda il prossimo 9 novembre).

Ma il boicottaggio della “destinazione Trentino” è diventato anche motivo di un vero e proprio scontro a livello di marketing territoriale: infatti, il sindaco sospeso di Cortina, Andrea Franceschi, ha invitato a visitare le dolomiti bellunesi rispetto a quelle trentine perché in Veneto non ci sarebbe la propensione ad uccidere gli orsi. Oltre ovviamente ad essere una provocazione priva di contenuti, è interessante notare come un avvenimento di cronaca “ambientalista” possa essere sfruttato in questo modo per cavalcare le storiche rivalità fra le due regioni per il “possesso” del turismo naturalistico.

La seconda tipologia di boicottaggio, quella legata ai prodotti tipici locali, è stata suggerita sui social network anche se, a mio parere, con modalità un po’ “goffe”.

In ogni caso, nonostante queste istanze di boicottaggio, l’amministratore unico di “Trentino marketing”, Paolo Manfrini, ha dichiarato che l’emotività scatenatasi con il caso dell’orsa Daniza, non sarà un pericolo per il turismo nella regione. Inoltre, Manfrini ha anche sottolineato di non aver mai utilizzato gli orsi a fini di marketing e che nonostante le realtà locali di promozione turistica abbiano inserito l’immagine dell’orso in molte brochure e nelle loro campagne, non ci sia mai stata l’idea di specularci sopra. L’idea di fondo era di non trasformare i plantigradi in degli animali di plastica ma invece di rispettarne, almeno nelle intenzioni, la natura “selvatica”. Leggendo questa breve intervista rilasciata da Manfrini mi è sembrato che l’amministratore di “Trentino marketing” abbia voluto prendere le distanza da potenziali critiche sull’uso dell’immagine dell’orso che la stessa regione fa per attirare o meno turisti.

In merito era intervenuta anche la presidentessa del WWF, Donatella Bianchi, con una lettera aperta al presidente della Provincia di Trento Ugo Rossi, con la quale suggeriva anche l’importanza che l’osservazione degli orsi in natura a fini turistici potesse avere per l’economia locale (con particolare riferimento al Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise). Per sostenere la causa, citava lo studio del Center for Responsible Tourism dell’Università di Stanford (Washington, USA) il quale evidenzia che l’ecoturismo per osservare i plantigradi sia molto più redditizio della caccia. Ho ricercato lo studio in questione:Economic Impact of Bear Viewing and Bear Hunting in The Great Bear Rainforest of British Columbia. Indubbiamente questo case study è molto interessante ma forse il parallelismo fra una macro-regione quasi disabitata del Canada e un territorio come quello del trentino è un po’ azzardata (anche se anche io nel vecchio post avevo fatto lo stesso con il Parco Nazionale di Yellowstone, mea culpa).

Insomma, alla base c’è un problema culturale e politico…ma secondo voi i social network e la storia di Daniza possono davvero influenzare i flussi turistici in Trentino?